Altitudine e bambini: come scegliere la quota giusta per una vacanza serena
La montagna fa bene a tutti, anche ai più piccoli, ma con qualche accortezza
Una montagna accogliente, sentieri silenziosi, giornate che scorrono più lente: quando si pensa a una vacanza in quota con i più piccoli, l’immaginario è spesso questo. Ma appena rifletti un attimo di più, emergono molte domande: fino a che quota puoi salire con un neonato? Da che età sono consigliate le escursioni più in alto? Come capire se tuo figlio sta bene o se la quota è eccessiva per lui?
Ecco una guida pratica, pensata per accompagnarti nella scelta della quota in base all’età del bambino, con indicazioni condivise da pediatri e società scientifiche. Non si tratta di regole assolute, ma di riferimenti utili per programmare con calma il viaggio e ridurre i fattori di rischio.
L’obiettivo non è “arrivare più in alto possibile”, ma trovare l’equilibrio tra voglia di aria di montagna e benessere dei più piccoli. Imparerai a riconoscere i segnali di possibile disagio, a prevenire il mal di montagna e a organizzare le salite in modo graduale, così da vivere la vacanza con maggiore serenità.
Ricorda sempre che ogni bambino è diverso: in presenza di prematurità, cardiopatie, problemi respiratori o altre patologie, il riferimento resta il pediatra, che conosce la storia clinica e può personalizzare i consigli.
Capire l’altitudine: cosa cambia per un bambino
Quando sali di quota, la pressione barometrica diminuisce e, con essa, la pressione dell’ossigeno. La percentuale di ossigeno nell’aria resta circa la stessa, ma la quantità realmente disponibile per l’organismo si riduce. Per un adulto sano questo comporta un lavoro in più per cuore e polmoni, che in genere vengono affrontati senza grandi problemi, soprattutto se la salita è graduale. Nel bambino, soprattutto nei primi anni di vita, la capacità di adattarsi alla minore disponibilità di ossigeno è meno matura. Inoltre il piccolo spesso non sa dire che cosa sente: il suo disagio può esprimersi solo con pianto, irrequietezza o rifiuto del cibo.
Per questo, quando si parla di altitudine e bambini, non conta solo il numero dei metri, ma anche:
- la velocità di salita (auto, funivia, seggiovia, strada a tornanti…);
- il tempo di permanenza in quota (sosta breve o pernottamento);
- lo stato di salute del bambino (raffreddore, infezioni respiratorie recenti, anemia, cardiopatie, prematurità);
- il livello di affaticamento (lunghe camminate, poco sonno, scarso apporto di liquidi).
Altitudine bambini per fasce d’età
Le indicazioni che seguono sono generiche: puoi comunque pianificare un confronto con il pediatra prima di programmare un soggiorno in montagna.
0–12 mesi: neonati e lattanti
Nel primo anno di vita la prudenza è essenziale. Molti pediatri suggeriscono di non superare i 1.500–2.000 metri con un lattante sano, evitando le quote più alte per i soggiorni prolungati.
Alcune indicazioni ricorrenti:
- sotto i 3 mesi si consiglia di restare entro 800–1.000 m
- tra 3 e 12 mesi, in assenza di problemi di salute, si può valutare un soggiorno fino a 1.500 m, spingendosi eventualmente verso i 1.800–2.000 m solo con salita lenta, buone condizioni generali e attenta osservazione del bambino
- altitudini oltre i 2.000 m non sono consigliate ai lattanti, soprattutto per il pernottamento
1–2 anni: prime vere vacanze in montagna
Dopo l’anno di età l’organismo è più capace di adattarsi, ma resta importante non forzare i tempi. Le raccomandazioni delle principali società pediatriche indicano che:
- un bambino sano tra 1 e 2 anni può soggiornare fino a 1.500–2.000 m;
- salite a quote superiori ai 2.000 m vanno affrontate solo come gite diurne, dopo alcuni giorni di permanenza più in basso e senza uso di impianti che portano rapidamente molto in alto;
- il pernottamento oltre i 2.000 m è sconsigliato in questa fascia d’età.
2–5 anni: si sale un po’ di più, con cautela
Molte linee guida concordano nel ritenere che tra i 2 e i 5 anni si possano programmare gite a quote più elevate, rispettando però alcune condizioni:
- uscite fino a 2.500 m sono in genere considerate accettabili in bambini sani;
- alcune fonti indicano la possibilità di arrivare anche a 3.000 m, ma solo in contesti ben organizzati, con salita molto graduale e rientro o pernottamento a quote più basse (ad esempio 2.000–2.500 m);
- restano da evitare salite rapide con funivie e cabinovie che in pochi minuti portano da 1.400–1.500 m a oltre 2.000 m, soprattutto se il bambino è raffreddato.
Oltre i 5 anni
Dai 5 anni in su il bambino descrive meglio il malessere (mal di testa, nausea, sensazione di “testa leggera”). In assenza di patologie, molte raccomandazioni consentono gite oltre i 2.500 m, sempre con tempi di acclimatazione adeguati e valutando la preparazione fisica.
Per le quote sopra i 2.500 m resta valido per tutti, adulti e bambini, il principio della salita graduale e del controllo dei sintomi. Evitare di dormire stabilmente oltre i 2.500 m con i più piccoli riduce il rischio di mal di montagna.
Orecchie, freddo e sole: altre attenzioni legate alla quota
Variazioni di altitudine e mal d’orecchio
Salite e discese rapide possono creare problemi di compensazione della pressione nell’orecchio medio, soprattutto se il bambino ha il naso chiuso. L’adulto sbadiglia o deglutisce spontaneamente; il piccolo, invece, segnala il fastidio con pianto improvviso.
Per ridurre il rischio:
- stimola la deglutizione offrendo succhiotto, biberon o piccoli sorsi d’acqua durante il viaggio;
- se il bambino è molto raffreddato, valuta di rinviare gite in funivia o arrivi a quote alte in poco tempo.
Freddo e abbigliamento
I bambini disperdono calore più facilmente rispetto agli adulti. In presenza di vento o basse temperature, soprattutto se sono fermi nello zaino porta-bimbo o nel passeggino, il rischio è quello di non accorgersi subito che hanno freddo.
Sono utili:
- abbigliamento a strati, che ti permette di aggiungere o togliere capi con facilità;
- cappello, guanti e calze calde anche quando il sole è presente ma l’aria è fresca;
- attenzione particolare a piedi e mani, che vanno controllati spesso se il bambino non si muove.
Marsupi, fasce e zaini porta-bimbo vanno usati con giudizio: in condizioni di freddo intenso è meglio evitare posizioni statiche prolungate che possono ostacolare la circolazione delle gambe.
Sole e radiazioni in quota
Con l’aumentare dell’altitudine aumentano anche i raggi UV, che agiscono sulla pelle più sensibile dei bambini. Per questo, già da quote medie:
- applica una crema solare ad alta protezione e rinnova l’applicazione ogni 2–3 ore;
- usa un cappellino con visiera e, per i più grandi, occhiali da sole con filtro adeguato;
- prediligi, quando possibile, magliette a manica lunga leggere e traspiranti.
Confrontati con il pediatra
È comunque fondamentale consultare sempre il medico pediatra prima di affrontare altitudini elevate, per garantire la salute e il benessere dei più piccoli.