Chiesa di Santa Giuliana

Santa Giuliana a Vigo di Fassa è un luogo di culto molto amato dagli abitanti.

Val di Fassa - Vigo di Fassa - Chiesa di Santa Giuliana
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Santa Giuliana, patrona di Fassa (festeggiata il 16 febbraio), è la chiesa della valle più ricca di storia: sorge su un luogo di culto preistorico, detto "Ciaslir de Vich", dove secondo accurate ricerche archeologiche doveva trovarsi un primitivo insediamento retico, un villaggio fortificato da palizzate e piccoli terrapieni, definito dagli studiosi "castelliere".

L’edificio sacro è citato per la prima volta in un documento risalente al 1237, ma il culto della santa fu quasi certamente introdotto nella valle dai primi evangelizzatori provenienti dal Patriarcato di Aquileia, presumibilmente prima del 798. Il santuario fu edificato nel corso del XV secolo e consacrato dal Cardinale Niccolò Cusano, Principe Vescovo di Bressanone, nel 1452.

L’intero abside poligonale, la sagrestia ed il campanile conservano inalterate le primitive forme, di cui colpisce l’assonanza con quelle della Pieve di San Giovanni. Le scandole di larice che ricoprono la guglia sono rossicce: il colore veniva ottenuto inzuppando il legno, prima della posa, in una pastura d’acqua e polvere di arenarie rosse, estratte ai piedi del Latemar.

A Santa Giuliana vengono ancor oggi tirate a mano le quattro campane, la piccola è la più antica della Val di Fassa (1496). Originariamente i bronzi erano tre e, insieme alla "Grana" di San Giovanni, furono gli unici a non subire la requisizione da parte dell’esercito austriaco durante la Prima Guerra; al termine del conflitto, le due maggiori furono trasferite nella chiesetta di San Nicolò a Pozza e nella Pieve di San Giovanni.

La parete sud ospita un grandioso affresco raffigurante San Cristoforo col bambino, soggetto assai diffuso nella pittura murale fassana. Sulla facciata ovest si trova il portale maggiore gotico in arenaria dei Monzoni protetto da copertura. L’entrata alla chiesa, superato il muro di cinta con arco e sesto acuto, è però sul lato sud.

All’interno, l’aula unica ha un respiro ampio; le pareti e la volta sono elegantemente ornate dall’intreccio formato da lesene e costoloni, sempre in sienite dei Monzoni. La parete nord ospita un duplice ciclo di affreschi con didascalie in volgare, che narra la storia di Santa Giuliana, vergine e martire a Nicomedia (attuale Turchia) nel 305 d.C.. La giovane fanciulla, di nobile famiglia romana, era stata promessa in sposa al prefetto romano della provincia di Nicomedia, ma acconsentì a concedergli la mano soltanto se questi si fosse convertito al cristianesimo. Egli, per timore delle feroci persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano, pretendeva invece che fosse Giuliana a diventare pagana, e la fece torturare crudelmente per obbligarla ad acconsentire. La giovinetta seppe resistere eroicamente, fino alla decapitazione. Il prefetto e la sua corte caddero però vittima dell’ira di Dio, che affondò la nave sulla quale, dopo questi fatti, erano usciti per mare e mandò i corvi a divorare i loro occhi (considerati sede dell’anima). Si racconta anche che Giuliana, mentre si trovava rinchiusa in prigione, sia stata tentata da un demonio travestito da angelo, che la invitava a fingere di adorare gli dèi per evitare la morte; la Santa avrebbe però scoperto l’inganno e si sarebbe adirata a tal punto con lo spirito maligno da legarlo e percuoterlo con le proprie catene, trascinandolo con sé fin sul patibolo. Per questi motivi, Santa Giuliana viene raffigurata con la palma del martirio, la spada con cui venne uccisa, il manto blu e rosso simbolo di purezza e regalità ed un diavoletto in catene ai suoi piedi. Il ciclo pittorico fu restaurato nel 1764 da Giovanni Cudauner di Campitello.

Il presbiterio racchiude due opere inestimabili. La volta gotica fu completamente affrescata a vivaci colori per la consacrazione dalla scuola del famoso Mastro Leonardo di Bressanone, e si presenta ancor oggi molto ben conservata nella sua raffinatissima esecuzione. La vela centrale ospita una rarissima raffigurazione del Padre Eterno dal triplice volto, avvolto in un manto rosso, mentre regge con una mano il globo terracqueo e con l’altra benedice, il tutto racchiuso in una mandorla, simbolo di perfezione. Le sei vele più sottili ospitano angeli musicanti stilizzati, immagine dei cori angelici. Nei quadri polilobati ricavati all’interno delle vele più ampie ed inclinate, trovano posto i quattro profeti, i re Davide e Salomone, i quattro evangelisti ed i quattro Dottori della Chiesa. Sulla chiave di volta, perfettamente centrata sopra la mensa antica, è dipinto il volto di un Cristo in Passione, che fissa l’altare con occhi spalancati. Questo ciclo di affreschi è considerato uno dei più pregevoli della regione ed i suoi esecutori i migliori interpreti della pittura gotica nelle Alpi. Altrettanto meraviglioso è il grande trittico in legno, policromo e dorato, che si trova sull’altare maggiore, considerato una delle opere lignee di maggior valore di tutto il Trentino ed il capolavoro di Georg Artzt, che lo completò il nove agosto 1517, come recita l’iscrizione sul retro. L’artista realizzò un "Flügelaltar" (altare con battenti) composto da uno scrigno tripartito a sostenere le statue della Madonna Immacolata, al centro, di Santa Margherita a destra e di Santa Giuliana a sinistra. La chiusura dell’altare avviene tramite due battenti dipinti all’esterno con quattro scene della Passione di Cristo.

Come raggiungere il Santuario: da Piaz de Vich, si risale Strada de Piz fino alla fontana coperta, proseguendo quindi dritto sulla Strada de Sent’Uiana. Si aggira a monte l’ultima abitazione verso sinistra, percorrendo la stradina selciata che conduce al muro di cinta della chiesa (40 minuti circa a piedi).

Orari inverno: chiusa (aperta solo in occasione della sagra del 16 febbraio).

Orari estate: aperta tre giorni a settimana (dalle 16.00 alle 18.00) e in occasione delle visite guidate. Date e orari presso l’ufficio informazioni di Vigo.

Altri periodi dell’anno: per gruppi, solo su richiesta.

Sottostante la chiesa è possibile visitare il Cimitero Austroungarico di Guerra, che raccoglie le salme di 663 caduti della Prima Guerra Mondiale provenienti da tutti i paesi dell’Impero Austroungarico.



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