Chiesa di San Giovanni

Splendido lo scorcio alpino della chiesa gotica di san Giovanni sullo sfondo del Latemar

Chiesa madre di tutte le altre sparse in Val di Fassa, risale al XVI secolo. La Chiesa di San Giovanni era un tempo punto di riferimento per tutti i fedeli della comunità fassana che si riunivano in occasione di solennità religiose e battesimi.

E’ considerata la chiesa madre, per secoli fulcro della vita ecclesiastica e civile della valle, dove si assisteva alle funzioni e si ricevevano i sacramenti. La Pieve di San Giovanni, con la doppia dedicazione al Battista e all’Evangelista e la presenza di una cripta intitolata a San Michele Arcangelo, rimanda a consuetudini religiose longobarde. L’esistenza della Pieve è nota fin dal 1227 e del primo edificio romanico si conservano, a livello della cripta, i resti dell’abside con rilevante affresco. Lo stile gotico alpino attuale è frutto della ricostruzione della seconda metà de XV secolo, con importanti lavori seguiti dal capomastro gardenese Francesco Mauringher, che si conclusero con la consacrazione nel 1489. La chiesa con accanto il cimitero e protetta dalle spesse mura perimetrali costruite a secco, è a corpo unico con copertura acuta e facciata a cuspide abbellita da rosone. Il campanile, d’impianto romanico con tre celle campanarie e guglia a freccia, fu innalzato fino a 67 metri durante l’ampliamento.

Il portale principale, verso ovest, è un arco leggermente acuto; ai suoi lati si trovano due acquasantiere sorrette da teste di leone marmoree risalenti al XIII secolo, sovrastate dall’"agnello", stemma del Principe Vescovo di Bressanone.

Gli interni, in stile gotico, presentano tre navate sostenute da colonne cilindriche in sienite dei Monzoni, senza capitello, da cui si dirama un intreccio geometrico di sottili lesene intonacate che dividono l’intera volta in vele triangolari o quadrangolari. Le chiavi di volta sono occupate da emblemi dipinti a vivaci colori, ad eterna memoria delle famiglie che sostennero finanziariamente l’edificazione della chiesa. Recente e maestoso è il bel crocefisso in noce che pende dall’arcosanto, donato dall’artista fassano Rinaldo Cigolla.

Tre delle cinque pareti dell’abside sono interamente affrescate. Le figure sul lato sud furono dipinte da David Solbach nel 1578: in alto vi è una rappresentazione della "Trinità" in forma di "Teofania" (il Padre ed il Figlio siedono l’uno accanto all’altro, tra di loro una colomba simboleggia lo Spirito Santo), avvolta nella luce e con curiosi angioletti stilizzati alla base. I due grandi quadri sottostanti raffigurano gli episodi biblici di "Susanna al Bagno" e della guarigione di Tobia dalla cecità per opera del figlio Tobiolo. I dipinti sopra la porta della sagrestia, invece, sono opera della scuola altoatesina di Ruprecht Potsch (1498) e raffigurano la vita di Giovanni Battista: il santo penitente nel deserto, la sua predicazione alle folle, il battesimo di Gesù, la decapitazione ed il carnefice che consegna a Salomè la testa di Giovanni. Nella parete attigua si trova un’altra scena, cinquecentesca, eseguita con tecnica mista: l’"Ultima Cena".

La Chiesa conserva anche alcune opere di pregio: il magnifico battistero in marmo donato nel 1538 da Silvestro Soldà; la preziosa grande pala collocata dietro all’altare maggiore, dipinta nel 1786 da un giovane Antonio Longo, notissimo sacerdote pittore originario della Val di Fiemme, che raffigura il battesimo di Gesù, in cui lo stile barocco si mescola a quello neoclassico. L’altare maggiore in legno policromo è opera dell’artigianato brissinese di fine ottocento, di chiaro stile neogotico, così come il pulpito.

Le dodici stazioni lignee della Via Crucis, appese lungo le pareti del presbiterio e delle navate laterali, sono considerate l’opera migliore di Tita Pederiva di Soraga, pioniere dello scalpello fassano (ultimate nel 1954).

Dall’esterno, lato sud, attraverso un piccolo portale, si accede alla cripta o "Rozar" (in ladino). Gli interni con archi acuti, altare e statua della Madonna sono neogotici. Di rilievo l’affresco della Cappella dei morti.

Visite guidate nei mesi di luglio e agosto.



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