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Rossi-Martini: focus nelle Collezioni del Mart

I dipinti di Gino Rossi dialogano con le sculture di Arturo Martini nelle sale del MART

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In una Venezia ancora dominata dal gusto naturalista e tardo impressionista espresso dalle scelte espositive della Biennale, i giovani artisti Gino Rossi (1884-1947) e Arturo Martini (1889-1947) sono tra i protagonisti di un radicale rinnovamento che trova spazio nelle mostre organizzate a Ca’ Pesaro.

Quando Martini arriva in laguna per perfezionare i suoi studi, Gino Rossi è a Parigi e in Bretagna, sulle orme di Gauguin e dei pittori Nabis che a Pont-Aven avevano cercato, vent’anni prima, un idillio naturale. Una simile ricerca di isolamento e di primitivo condurrà Rossi a Burano, dove la sua pittura conferisce all’isola e ai suoi abitanti un valore quasi sacrale, come si può vedere nel gruppo di figure femminili della Composizione del 1910-1912: un dipinto dalle stesure piatte e dai netti contorni lineari che, come l’acquerello Tre donne danzanti, ricorda il sintetismo decorativo di Maurice Denis.

In questo periodo Rossi e Martini stringono un’importante e duratura amicizia. Nel 1912 visitano insieme Parigi e frequentano i circoli d’avanguardia e gli artisti italiani, tra cui Amedeo Modigliani e Medardo Rosso.

Stimoli fondamentali per lo sviluppo di un nuovo linguaggio plastico che, a partire dal 1920, sfocerà nello stile caratteristico di Arturo Martini, capace di interpretare i fondamenti dell’arte arcaica e della tradizione italiana per creare una scultura moderna essenziale, dalle volumetrie solide e pure, stilizzata e al contempo fortemente espressiva.

Ne è un esempio la Maternità, giunta da poco nelle Collezioni del Mart, dove la composizione a mandorla è desunta dalle Madonne trecentesche ma il modo in cui il bambino affonda il volto nelle vesti della madre si discosta dall’iconografia tradizionale, conferendo alla raffigurazione un’intensa umanità.



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