Fiero come un ricordo
L’anno dei coscritti nella Valle dei Mòcheni
In piedi, sulla soglia del maso. Una lanterna accesa ad illuminare l’uscio di casa nel buio della notte fredda. Il vecchio Roberto scruta l’oscurità, fino a scorgere lontana la luce della Stéla.* Il gruppo degli Stelàri si è fermato sulla collina e intona a squarciagola un canto in direzione del maso isolato.
Il vecchio fa un cenno di saluto e ringraziamento, ricambiato dal corteo che svanisce nel buio.
Ricordi.
È così ogni anno. Quando passa il corteo della Stéla, il vecchio Roberto ritorna a quando era Koskrötn. Un giovane coscritto che si affacciava all’età adulta. Coraggioso e fiero come un gallo.
Un ricordo che conservava in uno scrigno nella sua mente, come un orologio prezioso da custodire con cura e rimirarlo tra le mani di tanto in tanto.
Tutto grazie a lei.
Anna.
La vide la prima volta il giorno di Capodanno.
Lui era con il gruppo dei cantori. Girava di maso in maso, intonando in coro le canzoni de la Stéla per racimolare qualche soldo per la chiesa.
Aveva indossato l’abito della festa, il fazzoletto militare al collo e il vistoso kronz sul capo**. Per prepararlo ci aveva messo un mese intero, aggiungendo una ad una le piccole palline, i fiorellini secchi e la carta stagnola dorata.
Il tocco finale era la vistosa penna di coda di gallo forcello che ne ornava uno dei lati. Era stata un’impresa trovarla, ma ne era valsa la pena.
Con quel copricapo si sentiva invincibile. Nessuna ragazza di Palù avrebbe potuto resistergli.
Così, quando vide Anna, in piedi con la sua famiglia sull’uscio di casa, le sorrise spavaldo tra una canzone e l’altra. Lei gli restituì il gesto. E quel fugace incontro si concluse così.
Da quel giorno Roberto decise che doveva imparare a ballare.
Dopo il lavoro, incontrava i suoi amici coscritti e al suono della reta, l’organetto della Valle dei Mòcheni, se ne andavano nelle stalle o nei campi per condividere i passi migliori. Quelli che facevano innamorare le ragazze.
La strada per il cuore di Anna andava percorsa a passo di danza.
Dovette aspettare il carnevale per avvicinarla. E ballare con lei. Le mani gli sudavano, mentre cercava di ricordare i passi provati e riprovati per settimane, inebetito dal profumo di quei lunghi capelli castani e da quel cuore così vicino al suo.
Poi si lasciarono. La festa era finita. Ed era finito anche il carnevale.***
Ma si rividero. Una, due, tante volte.
Ricordi.
Come quella volta che si dichiararono amore eterno sul dosso di Costalta. Sopra il paese. Dove gli amanti andavano a vedere la Valle dei Mòcheni tingersi di rosso e arancio nell’ora del tramonto.
Ricordi. Perché il tempo passa in fretta.
Il vecchio Roberto raccoglie dalla mensola il suo kronz, custodito con cura. Ne accarezza la piuma che ne orna l’estremità. Improvvisa un passo di danza e poi, esausto, si siede di fonte al camino spento. Chiude gli occhi, nelle orecchie il suono della reta lo culla nel buio della notte.
* Il rito della Stéla, un tempo diffuso tutto l’arco alpino, costituisce il momento di aggregazione comunitaria più importante dell’anno nei paesi di Fierozzo e Palù. La sera di S. Silvestro, di Capodanno e dell’Epifania, un coro spontaneo formato da uomini e dai coscritti, e che reca con sé una grande stella, intona presso tutte le abitazioni e i luoghi di culto del paese alcuni canti tradizionali che annunciano la nascita del Signore e la venuta dei Re Magi. (Pannello mostra permanente Istituto Culturale Mòcheno, Palù del Fersina)
** Il kronz è l’addobbo tradizionale del cappello indossato dai coscritti. É realizzato utilizzando piccoli globi natalizi, fiorellini secchi, carta stagnola dorata, filo di rame, vengono preparati tre piccoli alberelli colorai, legati tra loro da un filo d’oro che riproduce l’anno di coscrizione. I tre alberelli vengono quindi sistemati, con apposita cucitura, sul lato sinistro di un comune cappello di panno nero, dove fissate anche le penne di coda del gallo forcello. Veniva un tempo realizzato da alcune famiglie più esperte. Oggi sono rimaste soltanto poche persone in grado di realizzarlo. (da “Identità musicale della Valle dei Mòcheni”, Renato Morelli, 1996)
*** Nel periodo che va dall’epifania al Martedì Grasso i coscritti erano protagonisti di diversi eventi danzanti itineranti nei diversi masi. Erano importanti momenti di socializzazione tra i giovani della Valle dei Mòcheni
CREDIT PHOTO: Archivio BKI, foto Alessio Coser e Archivio Flavio Faganello, foto di Flavio Faganello