Al MART la mostra sulla madre della danza moderna

A Rovereto oltre 170 opere d'arte, tra Plinio Novellini, Auguste Rodin e Fortunato Depero

Ci sono rivoluzioni che arrivano con il rullo dei tamburi e a ritmo di marcia, e poi ci sono rivoluzioni che si fanno a piedi nudi. Leggiadre come la brezza, ma dirompenti come le onde del mare. Se ami la danza, probabilmente già conosci la storia di Isadora Duncan, la madre della danza moderna. L’unica, che mentre si ballava con tutù e scarpette, ha tolto le scarpe per danzare a piedi nudi, come una dea greca.

La mostra “Danzare la rivoluzione. Isadora Duncan”, al Mart di Rovereto fino al primo marzo 2020, non è solo un percorso attraverso meravigliose opere d’arte che celebrano la danza in tutte le sue forme, ma è soprattutto il racconto di una storia: quello di una donna forte, ribelle, carismatica. Capace di trasformare la sua vita in un’opera d’arte. Dal finale tragico, ma assolutamente sublime.

La mostra su Isadora Duncan al MART di Rovereto

"... meravigliose opere d’arte che celebrano la danza in tutte le sue forme"

Chi era Isadora Duncan?

“Il futuro della danza è nel suo passato”. È questa la frase che ti accoglie all’ingresso della mostra, ed è quella che riassume meglio la filosofia di Isadora Duncan, l’artista che ha posto le basi della danza moderna, riscoprendo l’arte classica.

Nata negli Stati Uniti nel 1877, il suo destino era in Europa, dove si esibì nei primi anni del Novecento danzando a piedi nudi e vestita solo di una tunica leggera, ispirandosi alle dee dell’antica Grecia. Isadora non danzava seguendo delle regole o degli schemi ma si lasciava guidare dal proprio sentire, fluttuando come un’onda, leggera come la brezza. Tutto ciò indignò i benpensanti che ritenevano indecenti quegli abiti così leggeri e ridicole quelle movenze così inusuali. Furono in tanti però ad amare quella ballerina coraggiosa, capace di rompere le regole, per congiungere l’antico con il moderno.

La mostra su Isadora Duncan al MART di Rovereto

"Ha tolto le scarpe per danzare a piedi nudi, come una dea greca."

Una storia di talento, passione e tante lacrime

Passionale, anticonformista e tanto sfortunata. Nel 1913 perse i suoi due figli a Parigi per un’assurda fatalità. I piccoli erano in macchina con la tata quando ebbero un piccolo incidente. L’autista, scendendo dall’auto per quantificare il danno si dimenticò di tirare il freno a mano. L’auto scivolò lungo la strada finendo nella Senna, senza lasciare scampo ai tre passeggeri.

Amò senza remore, lasciandosi guidare dal cuore e sfidando le regole della borghesia. Come quanto, ormai quarantenne, sposò il poeta russo Sergej Esenin, di diciotto anni più giovane. Durò solo un anno. Dopodiché il declino: sentimentale e artistico. Troppo in avanti con gli anni per danzare, dipendente dall’alcool e indebitata, Isadora poteva contare solo sul sostegno dei pochi amici rimasti.

Fino al 14 settembre 1927, quando salì in auto con un amico per tornare in albergo. In un impeto di ottimismo salutò gli amici con una frase che è rimasta celebre: “Vado verso l’amore!”. Furono le ultime parole che udirono. La sciarpa di Isadora restò impigliata nella ruota dell’auto, soffocandola a morte. Un finale tragico. Un sublime ultimo atto.

La mostra su Isadora Duncan al MART di Rovereto

Il dipinto Gioia tirrena, realizzato dal pittore divisionista Plinio Nomellini nel 1914

L’opera simbolo della mostra

È il dipinto Gioia tirrena, realizzato dal pittore divisionista Plinio Novellini nel 1914. L’opera, che compare nel manifesto della mostra del Mart di Rovereto, ritrae Isadora che danza sulla riva del mare, avvolta in un lungo velo scarlatto. La ballerina, con i suoi movimenti, sembra assecondare la spinta delle onde, facendosi essa stessa natura.

Il dipinto in origine era molto più grande e comprendeva anche la parte del dipinto che ritraeva le onde del mare. L’opera venne divisa in due parti distinte, finalmente riunite una di fianco all’altra in occasione della mostra su Isadora Duncan.

La mostra su Isadora Duncan al MART di Rovereto

La timida Ève au rocher (1905-1910) del grande Auguste Rodin

Un viaggio nel mondo della danza in 170 opere

La mostra, curata da Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi, non è solo una mostra su Isadora Duncan ma è un intrigante viaggio nel mondo della danza attraverso 170 opere, tra dipinti, sculture, video e fotografie.

Come, ad esempio, la timida Ève au rocher (1905-1910) del grande Auguste Rodin, tra i più grandi scultori di sempre. Oppure il dipinto Fioritura nuova (1897), dell’italiano Cesare Laurenti: un’opera delicata in cui riecheggia la delicatezza nostalgica dell’Art Nouveau.

Ci sono poi la bellissima Danzatrice (1930) di Alimondo Ciampi, in prestito dagli Uffizi, il sensuale Risveglio di Brunilde (1913) di Romano Romanelli o la dinamica Rotazione di ballerina e pappagalli (1917) di Fortunato Depero, pezzo pregiato della collezione permanente del MART.

 

La danza come arte e vita

“A Rovereto va in mostra lo spirito della danza. – spiega Vittorio Sgarbi, presidente del MART - Isadora è stata la prima danzatrice del secolo che con il suo corpo ha mosso la natura e l’arte, ispirando musica, teatro, pittura e scultura. Un viaggio che dall’antica Grecia arriva al futurismo, attraverso opere meravigliose in cui il tema della danza diventa arte e vita.”

 

Info

“Danzare la rivoluzione. ISADORA DUNCAN e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia”

Al MART di Rovereto

Dal 19/10/2019 al 01/03/2020

Un'occasione per visitare il MART

La mostra su Isadora Duncan è un'ottima occasione per visitare il MART, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Un capolavoro dell'architettura, progettato dagli architetti Mario Botta e Giulio Andreolli. Riconosci lo stile inconfondibile di Botta già prima di varcare l'ingresso, osservando la magnifica cupola che domina la piazzetta del museo. Lì trovi anche la "caffetteria" dello chef stellato Alfio Ghezzi. All'ora di pranzo è un elegante bistrot dove fare colazione e fermarsi a pranzo, mentre la sera diventa un ristorante gourmet, con piatti ispirati alle opere del museo.

Il MART infatti ospita anche una ricchissima collezione permamente, con i capolavori dei futuristi Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Fortunato Depero o Gino Severini e dei maggiori artisti del Novecento, come Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Mario Sironi, Alberto Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni o Michelangelo Pistoletto.

Inoltre, fino al 2 febbraio 2020 il MART ospita l'antologica dedicata all'artista americano Richard Artschwager, realizzata grazie alla collaborazione con il Guggenheim di Bilbao. Circa 80 opere, dai primi anni Sessanta del Novecento al primo decennio del Duemila, raccontano il maestro del minimalismo.

 

Tutte le info sulla mostra

Tutte le info sulla mostra

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Pubblicato il 17/01/2020