Premiate Osterie trentine

Le Chiocciole Slow Food corrono da monte a valle

L’ospite va onorato sempre. Specialmente quando arriva stanco, affamato o da lontano. Se poi ti coglie di sorpresa hai l’occasione di sfoderare le tue carte migliori con fantasia, rispetto e tanto buon umore.

L’ospitalità in Trentino è una storia di sopravvivenza prima ancora che di conquista. Da sempre crocevia di passaggio, da monte a valle ci siamo dotati di luoghi di riparo e di ristoro, a dispetto di altitudini, viabilità o climi. Che significa anche fare tesoro della rete di contatti umani e delle materie prime a disposizione.

Le Osterie del Trentino, quindi, sono luoghi di approdo che, a seconda del paesaggio in cui sono nate, assumono la forma dell’agriturismo, della taverna, del rifugio, di una locanda o di una baita riadattata.

La Guida delle Osterie d’Italia 2022 ha premiato con le sue Chiocciole 8 strutture trentine, due in più dell’ultima edizione del 2020. Curiosi di conoscerle?



Ti consigliamo sempre di contattare la struttura in anticipo per verificarne l'apertura e prenotare il tuo tavolo.

Maso Santa Romina – Canal San Bovo

A 1200 mt presso il lago di Calaita con vista sulle Dolomiti del Primiero, questa ex stalla dei primi ‘900 si trasforma nel tempo in un maso restaurato con le pietre originarie. Qualità e natura sono la chiave degli ingredienti della cucina prodotta dalla signora Mirella con materie prime del territorio e, in particolare, con gli ortaggi, i piccoli frutti e le erbe aromatiche e officinali dell’orto.

Osteria della Locanda Fiore – Comano Terme

A Poia, piccola frazione delle Giudicarie Esteriori, una locanda con terrazza d’altri tempi, che fa subito aria di festa e di famiglia. Qui Silvio porta avanti la tradizione con una cucina preziosa che recupera piatti antichi come il riso nel parol o na feta en gnoc ma sperimenta abbinamenti nuovi con la famosa ciuìga del vicino Banale e le carni dei pascoli del Bleggio.

Locanda delle Tre Chiavi – Isera

Quando le porte dell’antico forziere che la struttura ospitava si aprono, i profumi della cucina di Anna Rita ed Emanuele invadono la corte acciottolata. Casonzei, strangolapreti e ragù speciali si mescolano a piatti di malga gourmet. Un menù sempre di stagione da affogare con il Marzemino della zona per pensare globale ma mangiare locale.

Boivin – Levico Terme

Una locanda nata nella vecchia stalla di un palazzo storico proprio nel cuore del paese dove ci si ritrovava per bere buon vino e mangiare taglieri di speck. Boivin in dialetto è il posto dove il mosto fermenta. Qui Riccardo ha mantenuto la tradizione dell’accoglienza e della convivialità preparando piatti che seguono rigorosamente ciò che la natura offre in stagione con una particolare attenzione alle erbe spontanee e ai fiori eduli.

Lusernarhof – Luserna

Una vista mozzafiato per questa locanda dal cuore cimbro. Qui il giovane Luca propone una cucina di montagna che viaggia alla ricerca e alla riscoperta di piatti della tradizione cimbra ovunque ve ne sia traccia per reinterpretarli secondo la sua filosofia: trasferire nei piatti l’emozione dei produttori che incontra trasformando gli ingredienti più semplici in piatti gourmet.

Osteria Storica Morelli – Canezza di Pergine Valsugana

Se dici slow food, ti viene in mente Fiorenzo. La cucina buona, pulita e giusta trova qui un esponente di lunga data votato alla ricerca e alla valorizzazione dei piccoli produttori della filiera trentina rispettosi dell’ambiente e della biodiversità. Anche il vino proviene da vitigni biologici e biodinamici, perché il rispetto della salute dei suoi ospiti è un rispetto di natura.

Nerina – Romeno

La cucina onesta, appassionata e indimenticabile di Nerina viene portata avanti dai figli Mario, Cecilia, Sandro e Loredana. I prodotti sono quelli del territorio, rigorosamente presidio Slow Food. Il fiore all’occhiello sono i primi piatti di pasta fatta in casa e i dolci che hanno unito le influenze partenopee di papà Francesco a quelle nonese di mamma Nerina. Da non perdere gli gnocchi di mais alla mortandela con fonduta di Casolét.

Rifugio Maranza – Passo del Cimirlo

A due passi da Trento ma immersi nella pace di un bosco a 1000 mt di altitudine. Paolo cucina con ciò che ha a disposizione nel rispetto della stagione e della disponibilità dell’orto, cercando di adottare cotture che non distruggano l’anima delle materie prime affinché riescano a restituire tutto il racconto della loro produzione. I suoi menù sono insoliti e le proposte, comunque, inaspettate.

Pubblicato il 17/02/2022