Trentino, terra di interesse mondiale

Dopo le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità e l’Adamello Brenta Geopark, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha recentemente riconosciuto altre due eccellenze trentine. Sono le palafitte di Ledro e Fiavé e il territorio tra Garda, Ledro e Giudicarie. Non sono infatti solo le spettacolari montagne a fare del Trentino una terra di pregio: secondo UNESCO, natura, cultura e storia fanno di questo un territorio di interesse mondiale

Riserva della biosfera, Geoparco e Siti palafitticoli preistorici nell’arco alpino: ecco i riconoscimenti che si sono recentemente affiancati a quello delle Dolomiti, iscritte nel 2009 nella lista dei Patrimoni dell’umanità. Con l’istituzione della Riserva della Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria, ottenuta nel 2015, il Trentino contiene, da solo, più tipologie di siti UNESCO della maggioranza dei paesi del mondo. Un territorio che, in soli 6.200 kmq, vede concentrata una ricca serie di siti di interesse globale e che si configura come un esempio internazionale in quanto a integrazione tra uomo e natura, tra alta qualità della vita ed eccellente organizzazione e gestione territoriale. Una provincia che ha dunque visto riconosciuto l'impegno profuso nel proteggere e valorizzare lo straordinario patrimonio naturale di cui è dotata.

Tutto ha avuto inizio nel 2008, con l’accettazione della candidatura a Geoparco dell’Adamello Brenta, quindi nel 2009 il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio seriale dell’umanità. Nel 2011 è stata la volta dei siti palafitticoli preistorici di Ledro e Fiavé, pure inseriti nella lista di patrimoni dell’umanità UNESCO. Con l’istituzione, nel 2015, della Riserva della Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria, i riconoscimenti UNESCO in Trentino hanno raggiunto quota quattro. Non è dunque solo l’innegabile pregio naturalistico e paesaggistico a rendere il Trentino “universale”: secondo l’UNESCO, infatti, a premiare il territorio è il saldo e antico rapporto che l’uomo ha instaurato con la natura. Un legame remoto, conservato ed evolutosi nel tempo su queste montagne, che oggi si traduce in un approccio sostenibile all’uso delle risorse e all’integrazione dell’uomo con la natura secondo un metodo che parte dal territorio e dalle sue comunità per arrivare all’amministrazione centrale. Un esempio concreto e applicativo del concetto di sostenibilità, tradotto nei prodotti del territorio, nella gestione del turismo e nella conservazione della natura.

Non solo Dolomiti: l’Adamello Brenta Geopark

Nel giugno del 2008 il Parco Naturale Adamello Brenta è stato ufficialmente designato Geopark, entrando a far parte della Rete Europea e Globale dei Geoparchi UNESCO, che conta 127 Geoparchi distribuiti in 35 Paesi del mondo. Il prestigioso riconoscimento testimonia la ricchezza e straordinarietà del patrimonio geologico dei gruppi montuosi dell’Adamello e delle Dolomiti di Brenta, ma anche la validità della gestione attuata dall’Ente Parco tramite protezione, educazione e sviluppo sostenibile.

I criteri che un territorio deve possedere per diventare Geoparco sono l’unicità geologica, la ricchezza di siti di interesse (archeologico, ecologico, storico e culturale), un'adeguata strategia di sviluppo sostenibile e un solido impegno in percorsi di formazione, sviluppo e ricerca. Non solo: le comunità ad esso afferenti devono anche aver trovato le soluzioni più opportune per un’offerta turistica che sia in linea con gli obiettivi di gestione e sviluppo del territorio. Quello dell’UNESCO è quindi un riconoscimento complesso e composito, che premia non solo la ricchezza dal punto di vista naturalistico, ma anche l’impegno nell’implementazione di strategie di sviluppo compatibili con la tutela dell’ambiente e delle sue risorse. Con i suoi 1.146 kmq, il Geoparco Adamello Brenta dimostra di rispettare i criteri di qualità paesaggistica ma anche, tramite una gestione volta a migliorare l’ambiente naturale, la qualità di vita delle persone che lo abitano e il piacere di quelle che lo frequentano.

Una storia straordinariamente conservata: i Siti palafitticoli

Nel 2011, le Palafitte di Ledro e Fiave’ sono divenute il secondo sito trentino iscritto nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO (a livello italiano i siti sono 53). L’organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha infatti riconosciuto lo straordinario valore universale dei 111 “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” distribuiti sulle Alpi, tra cui si trovano anche i due trentini. Si tratta di resti di insediamenti palafitticoli preistorici ben conservati del periodo che va dal 5.000 al 500 a.C. che insistono sul territorio di sei Paesi alpini (Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia): un arco temporale che coincide con la nascita delle prime comunità agricole della storia europea. Diciannove le aree archeologiche selezionate sul territorio italiano, dislocate in cinque regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) e maggiormente concentrate nella zona del Lago di Garda.

Le palafitte di Fiavè, in particolare, costituiscono un punto di riferimento di eccezionale importanza per la storia delle palafitte preistoriche in Europa. Una testimonianza unica che ci permette di ricostruire come vissero le comunità umane che si avvicendarono lungo le sponde del lago Carera, oggi torbiera, dal Mesolitico (VII-VI mill. a.C.) fino all’età romana. L'insediamento stabile più antico, resti di capanne erette anche su una bonifica della sponda lacustre, è databile alla prima metà del IV millennio a.C.

Il sito palafitticolo di Molina di Ledro, situato lungo il margine dell’omonimo lago e scoperto nel 1929 a seguito dell’abbassamento del livello del lago per la costruzione della centrale idroelettrica di Riva del Garda, è invece composto da 11.000 pali che appartenevano ad un villaggio su palafitte dell'età del Bronzo (1800-1300 a.C. circa). Perfettamente conservati, essi costituiscono oggi un'eccezionale finestra sul mondo che, oltre 3500 anni fa, vide i primi uomini entrare in contatto con la natura di queste montagne. Un mondo misterioso che oggi può essere scoperto nel Museo delle Palafitte di Ledro, sede distaccata del MUSE di Trento, dove sono esposti importanti reperti e dove, ogni estate, un ricco calendario di originali attività permette di scoprire attivamente la vita di migliaia di anni fa.

Uomo e natura oggi: la sostenibilità della Riserva della Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria

Nel 2015 il territorio compreso fra le Dolomiti di Brenta e il Lago di Garda è stato dichiarato “Riserva della Biosfera” dalla commissione delle Nazioni Unite. Il prestigioso riconoscimento internazionale concesso nell’ambito del programma “MaB – Man and Biosphere” dell’UNESCO distingue oggi 669 riserve nel mondo e 15 in Italia: tutte contraddistinte da un rapporto esemplare tra uomo e natura.

La Riserva Alpi Ledrensi e Judicaria, la prima delle Alpi centro-orientali e dell’intera regione dolomitica, è caratterizzata da un territorio estremamente ricco sotto il profilo paesaggistico, che spazia dai 3.173 metri della Cima Tosa (cima più alta delle Dolomiti di Brenta), fino ai 63 metri s.l.m. delle acque del Lago di Garda: esso è un susseguirsi di prati alpini, boschi, praterie e brughiere che si alternano a colture tradizionali. Un territorio abitato da millenni, come testimoniano i villaggi di palafitte di Fiavé e di Ledro, che oggi conta poco più di 16 mila abitanti, distribuiti in decine di villaggi e paesi tra i quali spiccano per valore architettonico i primi tre borghi trentini inseriti tra i “Borghi più belli d’Italia”: Canale, Rango e San Lorenzo. Ma è il concreto impegno da parte dell’uomo nel creare un rapporto sostenibile con la natura, più che il paesaggio, ad aver operato per meritare il riconoscimento dell’UNESCO che, come già ricordato, nasce nel contesto del progetto Uomo e Biosfera (“Man and Biosphere”). Esso prevede tre diverse zone all’interno della riserva: un'area centrale (core area) rigorosamente protetta; una zona cuscinetto (buffer) adiacente alla prima e che contribuisce alla sua conservazione; una zona di cooperazione (transition), non sottoposta a vincoli ove sono previste attività sostenibili, paesi e complessi urbani.

Info:

Siti UNESCO in Italia: http://www.sitiunesco.it

Dolomiti UNESCO: http://www.dolomitiunesco.info/

Programma Man and Bioshpere UNESCO: http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/ecological-sciences/biosphere-reserves/

Rete globale dei Geoparchi UNESCO: http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/earth-sciences/unesco-global-geoparks/

 

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