Nosiola e Vino Santo

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Dolce e profumato, il Vino Santo è per eccellenza il vino da dessert e da meditazione, preferibilmente in abbinamento a formaggi scelti.

All’origine di questo piccolo capolavoro tradizionalmente prodotto nella Valle dei Laghi c’è una caratteristica uva a bacca bianca, la Nosiola, vitigno autoctono trentino, delicato e dal lieve sentore di nocciola; ma è la sua storia produttiva ad essere particolarmente coinvolgente. Si vendemmia solo presso i vigneti più vecchi, ed in quelli posti nelle zone in pendenza ubicate al di sopra dei 600 mt s.l.m., vale a dire gli unici che garantiscono la ventilazione ed il soleggiamento utili a sostenere un appassimento lunghissimo. Si selezionano attentamente i grappoli spargoli, cioè quelli con acini radi il cui grado di maturazione possa affrontare il lungo periodo di appassimento.

In seguito, una volta raccolti tardivamente, i grappoli ben maturi sono stesi su graticci di paglia o canne detti “arele” e collocati in ambienti aperti alla ventilazione naturale controllata, garantita dall’ “Ora del Garda” il caratteristico vento pomeridiano che soffia dal vicino lago omonimo e dal microclima temperato, dovuto alla configurazione della valle e alla presenza di tanti piccoli specchi d’acqua. Qui avviene l’appassimento lento, che si protrae per cinque o sei mesi, e la disidratazione, spinta fino ad un calo superiore all’80%, si arricchisce di una particolare muffa nobile, in grado di conferire al futuro vino quelle caratteristiche note organolettiche; si attende poi fino alla Settimana Santa, quando avviene la pigiatura e l’ammostatura, da cui il nome al prezioso nettare.
La fermentazione naturale ha luogo in piccole botti di rovere e per via dell’elevatissima concentrazione degli zuccheri, procede molto lentamente e dura tantissimo, fino a sei o sette anni, interrompendosi naturalmente prima che tutto lo zucchero si trasformi in alcol.

Il vino che si ottiene, infine, ha un colore giallo dorato – ambrato, ed un profumo intenso con ricordi di frutta passita e confettura. Un tempo considerato una sorta di medicinale corroborante per la dieta dei convalescenti, il Vino Santo oggi può essere a pieno titolo considerato “il passito dei passiti”: nessun altro vino, infatti, rimane in appassimento naturale così a lungo.



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