“PROGETTO ORSO” UN’ECCELLENZA TUTTA TRENTINA

Una popolazione stimata attorno a 52 e 63 esemplari incluse le nuove cucciolate testimonia il successo di questo progetto europeo, ma anche le qualità dell’ambiente trentino idoneo ad ospitare gli orsi

Il Trentino è l’unico territorio dell’arco alpino dove l’orso bruno non è mai scomparso. Alla fine degli anni ’90 del secolo scorso erano probabilmente presenti non più di tre-quattro esemplari, confinati in una piccola area nel Brenta nord-orientale, gli ultimi delle Alpi. La tutela della specie introdotta ancora nel 1939 non era riuscita a scongiurare la sua graduale scomparsa dall’arco alpino a causa della persecuzione diretta da parte dell’uomo e di alcune mutazioni molto evidenti del paesaggio alpino, in particolare la trasformazione di estese aree boscate in pascolo per il bestiame. Anche in Trentino a metà degli anni ’90 la specie era da considerarsi “biologicamente estinta”, senza nuove nascite dal 1989 e ormai non più in grado di riprodursi. La realizzazione del progetto “Life Ursus” (1996-2004), promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta assieme alla Provincia Autonoma di Trento e all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (l’attuale ISPRA), cofinanziato dall’Unione Europea, ha allontanato il rischio della definitiva scomparsa dell’orso dal Trentino e dalle Alpi grazie al rilascio di 10 esemplari catturati in Slovenia meridionale tra il 1999 e il 2002 che hanno originato la popolazione attuale.

In dieci anni questa popolazione è passata da 10 ai circa 60 esemplari attuali. La stima della popolazione complessiva a fine 2017, prendendo in considerazione anche la quota dei cuccioli nati nel corso del 2017 e degli individui non rilevati geneticamente è dunque definita in un range più ampio di 52 - 63 esemplari. Questo progetto faunistico, perfettamente riuscito sul piano tecnico e biologico, è stato il più ambizioso e complesso mai realizzato in Italia e forse in Europa, il fiore all’occhiello per l’amministrazione trentina per quanto riguarda la gestione della fauna selvatica e con un forte riconoscimento a livello internazionale e che ha certificato l'elevata qualità ambientale di questo territorio.

I rilasci sono stati preceduti da un dettagliato Studio di fattibilità, curato dall’ISPRA, il quale ha accertato l’idoneità ambientale di un territorio sufficientemente ampio a ospitare una popolazione vitale di plantigradi (40-60 orsi), l’obiettivo minimo del progetto. Tale areale va ben oltre i confini della provincia di Trento, interessando le Regioni e gli Stati vicini con i quali, da subito, sono stati stipulati accordi ufficiali di collaborazione.

Il raccordo sovraprovinciale e internazionale firmato da Regioni e Stati confinanti assume un’importanza strategica nella gestione di una specie ad alta mobilità quale è l’orso bruno. In considerazione di ciò sin da prima dell’avvio del progetto “Life Ursus” si sono presi contatti ufficiali con le regioni limitrofe, essendo chiaro che il territorio del Trentino occidentale non è sufficiente per ospitare una popolazione vitale di orsi come puntualmente sta avvenendo. A questo scopo è stata sviluppata, a livello italiano, un’iniziativa denominata Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi Centro-Orientali (PACOBACE) con l’intento di uniformare i criteri gestionali della specie su vasta scala.

Da oltre dieci anni, sulla base di apposite Linee Guida indicate dalla Giunta provinciale e dal Pacobace, la Provincia di Trento investe risorse umane e finanziarie importanti a partire dalla formazione del personale preposto alla gestione per assicurarne un’adeguata professionalità, per il monitoraggio, la prevenzione e rifusione dei danni, la gestione delle emergenze, la formazione e comunicazione ed il raccordo sovra-provinciale e internazionale. Ciò attraverso risorse proprie, ma in piccola parte anche grazie a progetti comunitari.

Il monitoraggio dell’orso si svolge in maniera continuativa da oltre 40 anni. Alle tradizionali tecniche di rilevamento su campo si sono affiancate nel tempo la radiotelemetria (metodologia utilizzata per la prima volta in Trentino nella seconda metà degli anni ’70), il videocontrollo automatico attraverso stazioni remote con telecamere all’infrarosso, il fototrappolaggio e infine, a partire dal 2002, il monitoraggio genetico, attraverso i “grattatoi” (alberi - solitamente conifere – dove gli orsi si strofinano con regolarità lasciando oltre all’odore anche peli impigliati), esperienza pionieristica in Italia e in Europa. Tutti questi strumenti permettono di raccogliere informazioni utili al controllo della popolazione ursina sul territorio, la sua evoluzione, gli spostamenti.

Anche in materia di indennizzo e prevenzione dei danni provocati dall’orso bruno la Provincia può vantare un’esperienza ormai ultratrentennale. Sin dal 1976 i danni vengono infatti indennizzati al 100% del valore materiale dei beni ed è possibile acquisire strutture di prevenzione in comodato gratuito (per lo più costituite da recinzioni elettrificate).

Come evidenziato da alcuni recenti episodi di cronaca, nonostante l’orso sia per natura un animale cauto e diffidente, la gestione delle emergenze conseguenza della presenza di singoli animali considerati “problematici” in base ai criteri definiti dal PACOBACE è sicuramente l’aspetto più delicato della gestione a fronte della crescita della popolazione di orsi. La convivenza uomo - fauna selvatica, orso incluso, sulla quale il Trentino ha scommesso molto, non può prescindere da una popolazione di 538 mila persone che vivono e lavorano in questo territorio, rendendo la ricerca di un equilibrio una necessità. In previsione dell'estate, alla partenza dei principali percorsi escursionistici di accesso al Parco naturale Adamello Brenta saranno poste delle tabelle col fine di sensibilizzare i visitatori sulla possibile presenza dell'orso. E anche alcuni consigli e comportamenti da adottare in caso di un eventuale incontro con l'orso, benché animale schivo di natura e per nulla attratto dall'uomo.

A tal riguardo la Provincia di Trento ha istituito un nucleo speciale di reperibilità attivo ogni anno da marzo a novembre, che si avvale del supporto di un coordinatore e di una squadra di emergenza composta da due persone. Anche questa attività viene svolta avvalendosi di tecnologie innovative in fase di sperimentazione.

Nella gestione delle emergenze un ruolo importante è giocato dai quattro “Cani da orso” che assieme ai relativi conduttori costituiscono l’elemento di punta delle attività di dissuasone nei confronti degli orsi confidenti. Originari della Russia europea, naturalmente agili, veloci ma anche molto determinati, si sono dimostrati particolarmente adatti anche a contrastare animali selvatici come l’orso bruno, in questo caso quelli troppo confidenti o comunque considerati problematici. Queste unità cinofile, sono operative tutto l’anno, e vengono chiamate ad intervenire in tutte quelle situazioni particolarmente critiche nell’ambito della gestione della popolazione ursina: come specifiche azioni di dissuasione, la ricerca di indici di presenza, o verifica di eventuali orsi feriti a seguito di una collisione con veicoli. Indipendentemente dalla mole dell’orso, quando necessario due cani sono in grado di disturbarlo e farlo allontanare.

Un’efficace gestione del progetto passa infine attraverso una comunicazione puntuale e una informazione precisa alla popolazione e agli ospiti del Trentino. Dal 2003 si rinnovano le campagne di informazione denominate “Conosci l’orso bruno” articolate in numerose iniziative, come un rapporto annuale sul progetto, serate ed incontri tematici, attività didattiche per le scuole, incontri con i referenti amministrativi, informazioni per i media.

 

Per Informazioni: www.orso.provincia.tn.it

 

“L’orso è anche avventura, favola, leggenda, continuazione di una vita antichissima, scomparsa la quale ci sentiremmo tutti un poco più poveri e tristi”

D. Buzzati