Per il Trentino la sicurezza è al primo posto

In questa sezione potrai approfondire tutte le misure adottate dai nostri operatori e fornitori di servizi turistici per tutelare te e i tuoi cari.

ESPERIENZE SOSTENIBILI TRA LE VETTE

Nel Gruppo del Sella riapre dopo 3 anni di lavori il rifugio Boè, dove le nuove tecnologie contribuiscono a ridurre l’impatto sull’ambiente e a risparmiare risorse importanti come l’acqua. Nelle Dolomiti di Brenta per un’avvincente cavalcata sulle vie normali di 10 vette

Tre anni di lavori di ristrutturazione e ampliamento, già complessi di per sé e in più portati avanti ad una quota che sfiora i 3000 m, stanno per restituire alla fruizione degli escursionisti uno degli storici rifugi situati nelle Dolomiti di Fassa. È il rifugio Boè della Società degli Alpinisti Tridentini nel cuore del massiccio del Sella, a quota 2.871 metri ai piedi della piramide del Piz Boè, di nuovo aperto dal 20 giugno. Il rifugio è raggiungibile con diversi sentieri: tra questi, il più lungo (3h e 45’), ma dal particolare fascino, è quello che sale da Pian Schiavaneis, lungo la strada per il Passo Sella, e rimonta la selvaggia e silenziosa Val Lastìes fino al Pian de Roces, Val Larga e infine Forcella di Antersass.

La scelta progettuale è stata quella di affiancare al risanato volume del rifugio storico risalente al 1898, una nuova costruzione che riproponesse le dimensioni del vecchio edificio, ma realizzata con materiali e architetture moderne. Il rifugio, punto tappa sull’Alta Via Dolomitica n. 2, dispone ora di 76 posti letto e sale da pranzo, inclusa la stube storica nella parte più antica, per complessivi 114 posti a sedere.

Soluzioni a basso impatto

Un aspetto studiato con particolare attenzione nella progettazione è stato quello dell’approvvigionamento idrico. Sul terreno calcareo che caratterizza il massiccio dolomitico del Gruppo del Sella, la carenza di acqua è un‘emergenza che gli effetti del riscaldamento globale amplificano, in quanto vedrette e piccoli nevai spariscono già a inizio estate. Per questo il Boé è stato dotato di quattro reti di distribuzione idrica: “bianca”, che alimenta lavabi e docce dei bagni e della cucina, con acqua proveniente dalle sorgenti captate intorno al rifugio e da acqua di fusione che riforniscono anche la rete antincendio; “grigia”, che utilizza l’acqua piovana e quella degli scarichi dei lavabi e, preventivamente filtrata, alimenta gli sciacquoni dei servizi igienici; “potabile”, che grazie ad un sofisticato impianto di mineralizzazione, filtrazione e debatterizzazione delle acque captate attorno al rifugio, può servire agli ospiti acqua potabile eliminando del tutto o, comunque riducendo, la vendita di acqua in bottiglie di plastica.

Sempre per ridurre l’impatto della struttura il Boè sarà collegato direttamente alla rete di distribuzione dell’energia elettrica; anche lo smaltimento dei reflui avverrà attraverso il collegamento diretto con la rete fognaria di fondovalle fino a Pian Schiavaneis, un intervento che sarà completato nel 2022.

Lo stesso impianto di potabilizzazione dell’acqua del rifugio Boè sarà introdotto anche al rifugio Val di Fumo nel Gruppo dell’Adamello, nel settore meridionale del Parco naturale Adamello Brenta, mentre al rifugio Saènt – Silvio Dorigoni in alta val di Rabbi, un nuovo impianto a turbina fornirà l’energia (da fonte rinnovabile) necessaria al suo funzionamento.

Tra i rifugi dove nel corso dell’estate 2021 saranno avviati lavori di riqualificazione energetica e adeguamento alle normative più recenti e che per questo disporranno di una minore capacità ricettiva, c’è il rifugio Mandròn “Città di Trento” in Val Genova, punto di partenza per le traversate su ghiacciaio nel settore trentino del Gruppo dell’Adamello e verso il rifugio Ai Caduti dell’Adamello al Passo della Lobbia.

Un nuovo progetto di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, promosso dall’Azienda per il Turismo della Val di Sole e il Consorzio Pontedilegno-Tonale, per aumentare la sensibilità ambientale degli ospiti e diffondere le buone pratiche in alta quota, dove con più forza si avvertono le conseguenze dei cambiamenti climatici, coinvolge i quattro rifugi nella zona di Passo Tonale e del Ghiacciaio Presena. Capanna Presena, Panorama 3000 Glacier, Passo Paradiso e Malga Valbiolo sono destinati a diventare rifugi “green” dove si utilizzerà solo energia da fonti rinnovabili, totalmente plastic free, uso di prodotti Ecolabel e una proposta enogastronomica basata su prodotti locali, a km Zero, biologici e con etichette di qualità.

La Via delle Normali, la traversata delle Dolomiti di Brenta di cima in cima

La storia dell’alpinismo è costellata anche di episodi curiosi. Quando nei primi anni ’50 l’Italia si lanciò nell’impresa della conquista del K2, il secondo “ottomila” della terra, tra gli alpinisti candidati a far parte della spedizione c’era anche Cesare Maestri, il “ragno delle Dolomiti”, che però venne poi escluso dalla commissione esaminatrice del CAI. Le motivazioni addotte (una possibile ulcera) non convinsero affatto Maestri che rispose a modo suo: concatenando in solitaria 13 cime della catena centrale in 16 ore, dalla Cima d’Ambièz alla Bocca di Tuckett. Grazie al prezioso lavoro del Collegio delle Guide Alpine del Trentino, oggi si possono ripercorrere le orme di Maestri e dei pionieri dell’alpinismo scalando le principali cime del Gruppo delle Dolomiti di Brenta, seguendo un inedito itinerario.

A quasi novant'anni dall'ideazione della storica “via delle Bocchette”, la Via delle Normali prevede la salita di 10 cime del Gruppo del Brenta, tutte oltre i 2900 m (Cima d'Ambièz, Cima Tosa, Crozzon di Brenta, Campanile Alto, Torre di Brenta, Cima Brenta, Cima Falkner, Cima Grostè, Cima Pietra Grande e Cima Vagliana.), con una difficoltà mai superiore al grado III+; in alcuni tratti si seguono parti di via ferrata e gli avvicinamenti, partendo dai rifugi, non sono mai troppo lunghi. Un’esperienza di alpinismo ancora “esplorativo”, concatenando più vette lungo le vie più storiche per più giorni.

Meno difficili delle classiche più conosciute, ma non per questo meno interessanti, le “vie normali” percorse ancora nella seconda metà del 1800 fanno scoprire un Brenta rimasto nella memoria dei diari degli alpinisti che per primi affrontarono queste guglie dolomitiche. Queste vie su roccia sono tutte state ripristinate con nuovi ancoraggi di sosta e protezioni nei punti più delicati grazie al lavoro delle guide alpine del Trentino.

L’itinerario inizia a sud, dal rifugio Silvio Agostini o dal rifugio XII Apostoli. 8 sono i rifugi a cui appoggiarsi e volendo anche il bivacco Castiglioni sulla Cima del Crozzòn di Brenta. Arrivati alla meta finale, il rifugio Graffer al Grosté, si avranno alle spalle oltre 45 Km tra campanili e pareti, canali e bocchette, di cui 15 di sola arrampicata, 60 ore di “montagna vissuta”, 7 giorni di vera avventura.

Let’s Dolomites, le montagne come non le avete mai conosciute

Let’s Dolomites, progetto ideato dalle Guide Alpine del Trentino, consiste in alcune proposte pensate per chi vuole vivere esperienze di trekking nei principali gruppi montuosi del Trentino. Si può scegliere fra pacchetti settimanali di 6 oppure di 3 giorni con pernottamenti in rifugi e malghe. Info e prenotazioni su www.campobase.travel



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