Lo sterminio per fame in Ucraina, incontro - dibattito

Sala consiliare ore 20.30

LO STERMINIO PER FAME IN UCRAINA. UNA STRAGE DIMENTICATA
 
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con la Biblioteca comunale di Levico Terme, organizza

martedì 21 novembre, alle ore 20,30, nella Sala del Consiglio comunale (Via Marconi 6, Levico Terme),

l’incontro-dibattito “Lo sterminio per fame in Ucraina. Una strage dimenticata”.
Intervengono Fernando Orlandi e Dmytro Volovnykiv. Introduce Massimo Libardi.
 
La terribile carestia che nel 1932-33 devastò tutte le regioni cerealicole dell’Unione Sovietica si trasformò in una tragedia in Ucraina. Non fu frutto di avverse condizioni climatiche ma delle politiche del governo di Mosca. Nelle carestie, ha messo in evidenza il premio Nobel per l’economia Amartya Sen in Poverty and Famines, in generale i morti sono addebitabili all’incompetenza e alla malgestione amministrativa, piuttosto che a volontà omicide. La vicenda sovietica sembra essere diversa, e Stalin è stato spesso accusato di avere avuto proprio quell’intenzione.
La carestia fece seguito alla collettivizzazione della fine degli anni Venti, che si accompagnò a un processo forzato di industrializzazione, che doveva essere finanziata dalle esportazioni di grano, che la collettivizzazione avrebbe dovuto facilitare.

Il problema che il regime si trovò ad affrontare fu quello della raccolta e ammasso del grano, che i contadini erano restii a cedere. Prese così il via una battaglia tra lo stato e i contadini, che si trasformò in una vera e propria guerra contro i cosiddetti “kulaki”, che in teoria avrebbero dovuto essere i contadini ricchi, ma che in realtà spesso erano soltanto i meno poveri dei villaggi. La generale resistenza dei contadini alla collettivizzazione venne ben presto etichettata come “sabotaggio dei kulaki”.
In Ucraina i dirigenti del partito informarono Stalin e la dirigenza moscovita che nella repubblica di grano non ce n’era proprio più, neppure per la sopravvivenza stessa degli abitanti nell’inverno e per seminare nella primavera successiva. Stalin, strutturalmente sospettoso, non ne tenne conto, preferendo vedere nella scarsità di cereali il frutto del sabotaggio.

Era il novembre del 1932. I contadini fuggivano dai villaggi in preda alla fame e venivano respinti dalle città.
Per tutto l’inverno 1932-33 non diminuì la pressione dello Stato sulle campagne. Solo nella primavera del 1933 iniziarono a cambiare le cose. Ma oramai era troppo tardi per evitare la carestia.
Su questa vicenda si è aperta una ampia discussione tra gli storici, quella sulla intenzionalità. Stalin voleva deliberatamente sterminare una parte della popolazione ucraina? Oppure quanto accadde fu la conseguenza di scellerate decisioni politiche e dell’invio nelle campagne delle squadre dirette della polizia segreta a requisire fino all’ultimo chicco di grano?
Se tuttavia osserviamo le zone dell’Unione Sovietica in cui la carestia fu particolarmente devastante ci accorgiamo queste erano proprio quelle che agli occhi di Stalin risultavano essere sospette. Tra queste l’Ucraina per la posizione di confine e la sua paranoia verso le spie polacche.
Molti ucraini oggi ritengono che quanto accadde sia stato deliberato, che non si sia trattato di una tragedia bensì un determinato atto di genocidio, il cosiddetto “Holodomor”, che si intrecciò con la persecuzione dell’intelligentsiya e con la guerra al sentimento patriottico di un popolo.
Questo convincimento è anche alla base della costruzione dell’identità nazionale del nuovo stato Ucraino.
 

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