L’antica razza Lamon e la filiera della lana

Dal recupero di una razza antica, alla rinascita di un’economia peculiare, passando per la conservazione: al Parco di Paneveggio una storia di successo che parla di paesaggio, tradizioni e sostenibilità.

Vivaci, robuste e ottime pascolatrici: un tempo le pecore di razza Lamon erano comuni fre le valli di quello che oggi è il Parco di Paneveggio. Provvedevano a carne, lana e a tenere puliti i prati meglio di un tosaerbe! Dopo la guerra però, con l’abbandono delle montagne e delle attività a queste legate, anche l’allevamento delle Lamon andò progressivamente in disuso, fino a raggiungere un minimo storico negli anni ’80. Nel 2009, deciso a riacquisire un elemento importante della propria biodiversità, paesaggio, tradizione ed economia, il Parco di Paneveggio, in collaborazione con l'Istituto Agrario “A. Della Lucia” di Feltre, ha iniziato un progetto di recupero della Razza Lamon e oggi in Val Canali vive un gregge composto da 10 capi, gestiti da un allevatore per conto dell'Ente Parco.

Un ritorno importante che ha rivitalizzato tradizione ed economia: due volte l’anno infatti, quando le pecore vengono tosate, il Parco ha inaugurato un ciclo attività didattiche dedicate proprio a questo particolare momento. La lana ricavata, grezza e di un bel colore bianco naturale, viene lavorata a Biella per poi essere affidata agli artigiani locali che, con sapere antico e contaminazioni innovative, la trasformano in pregiati tessuti, borse, cuscini, astucci, simpatici animaletti fatti ai ferri: preziosi manufatti, che troviamo in vendita presso gli shop del Parco, in cui ogni fibra è espressione della volontà e del serio impegno di un territorio a tutelare il proprio patrimonio di tradizioni, economie e natura. Non solo, presso il Parco di Paneveggio vengono inoltre organizzati diversi corsi e laboratori di lavorazione della lana per tutti coloro che amano creare cose nuove con tecniche antiche a ritmi lenti.